Cenni Storici

Per descrivere le vicende storiche che hanno interessato i territori di Ventimiglia di Sicilia, Baucina e Ciminna, è necessario inserire quest’area in un contesto più ampio, quello della Sicilia centro-settentrionale, in particolare nell’area compresa tra i bacini dei fiumi Milicia e S. Leonardo, che costituirono nell’antichità delle direttrici privilegiate di penetrazione tra la costa tirrenica e l’entroterra.
Per quanto riguarda l’età preistorica, le tracce più antiche del popolamento delle campagne potrebbero risalire al Neolitico: sul sito di Montalbano (Baucina), infatti, sono stati rinvenuti numerosi manufatti in selce e in ossidiana di Pantelleria tra cui lame e tranchets. Più consistenti, invece, sono le tracce risalenti all’Eneolitico medio e finale, che ricorrono nelle grotte Ruggeri e dei Saraceni (Ciminna), e su Monte Falcone e Monte Carrozza (Baucina). Sporadiche le testimonianze dell’età del Bronzo, mentre non è attestata l’età del Ferro. Altri rinvenimenti sporadici attestano, comunque, un’intensa frequentazione dell’area, mentre da Pizzo Chiarastella, nel Comune di Villafrati, proviene un esemplare di bicchiere campaniforme, databile nel corso dell’età del Rame.
Durante il VII sec. a.C. si verifica un fenomeno importantissimo che condizionerà pesantemente le vicende storiche di questo territorio: la fondazione dell’emporio di Solunto e della polis di Himera. La presenza di genti greche e puniche, dunque, contribuì a trasformare gli usi e i costumi delle popolazioni locali. A Monte Falcone e sul Pizzo di Ciminna, dove si svilupparono due grandi centri abitati, il materiale archeologico documenta rapporti commerciali e culturali con entrambe le colonie, iniziati in età arcaica e protrattisi nel corso del V sec. a.C. Di grande rilevanza è il santuario, dedicato probabilmente a Demetra, venuto alla luce durante gli scavi condotti negli anni ‘90 sul Pizzo di Ciminna, che denuncia forti rapporti culturali con il mondo greco, mentre le numerose anfore puniche, queste ultime ben documentate anche su Monte Falcone e Monte Carrozza, attestano rapporti diretti con gli emporia di Solunto e Palermo. È probabile che i rapporti con gli imeresi avvenissero attraverso le valli dei fiumi Torto e S. Leonardo, come hanno dimostrato recenti studi, mentre i contatti con i fenicio-punici avevano luogo tramite il territorio della Traversa, come lascia supporre l’insediamento di Case Vecchie Traversa (Ventimiglia di Sicilia), e il sito di Montalbano (Baucina), che hanno restituito materiale di età arcaica e classica. Nelle campagne si assiste al proliferare di piccoli insediamenti, interpretabili come strutture stanziali o temporanee, che gravitano nell’orbita dei centri principali. Una postazione di vedetta, che metteva in collegamento visivo Himera con alcuni siti dell’interno come Monte Falcone, il Pizzo, Monte Rossella, la Montagnola di Marineo è, invece, stata identificata sulla cima di Monte Cane.

È quasi certo che Monte Falcone e il Pizzo presero parte alle vicende belliche che coinvolsero Greci e Punici di Sicilia e che culminarono in due episodi importantissimi: la sconfitta dei cartaginesi nel 480 a.C. nella battaglia di Himera e la distruzione di questa stessa città avvenuta nel 409 a.C. Alla fine del V sec. a.C. a Monte Falcone e Monte Carrozza cessano le testimonianze archeologiche, che riprenderanno soltanto dalla seconda metà del IV sec. a.C., quando sui rilievi sono documentate alcune piccole fattorie; nel resto del territorio sembra sopravvivere soltanto il Pizzo di Ciminna, che, dopo il trattato del 374 a.C. tra Siracusani e Cartaginesi, entra definitivamente nella sfera d’influenza punica, come dimostrano anche i rinvenimenti monetali.

Dalla seconda metà del IV sec. a.C. le campagne cominciano a ripopolarsi, ma è solo dalla metà del II sec. a.C., in concomitanza con la conquista romana della Sicilia, che si verifica una capillare diffusione del popolamento rurale. I centri di altura vengono abbondonati e sorgono nuovi insediamenti che sfruttano le zone topografiche più favorevoli, come i dolci pendii di modeste colline, a breve distanza da fonti di approvvigionamento di acqua dolce e da vie di comunicazione. Viene definitivamente abbandonato il Pizzo di Ciminna e scompaiono le fattorie di Monte Falcone e Monte Carrozza, mentre l’intero territorio viene interessato da insediamenti di piccole e medie dimensioni. I Romani, infatti, impedirono o scoraggiarono l’occupazione e lo sviluppo di centri abitati in siti morfologicamente elevati, in modo da evitare il sorgere di luoghi fortificati e facilmente difendibili.
Questo modello insediativo muta durante la prima età imperiale, quando emergono grandi agglomerati rurali che spesso sopravvivono fino a età tardo-antica. In quest’area che, in questo periodo, gravita nell’orbita economica di Palermo, promossa alla fine del II secolo al rango di colonia romana, si trovano numerose fattorie: contrade Balatelle, S. Marco, Acqua la Fico, Piano Battaglia, Favara (Baucina), Case vecchie Traversa, (Ventimiglia di Sicilia), Vallegrande (Ciminna); non mancano dimore più lussuose, come sembrano attestare i mosaici di contrada Cernuta (Ciminna), e piccoli o piccolissimi insediamenti rurali. È probabile che i prodotti agricoli giungessero a Palermo attraverso il territorio della Traversa. In questo senso il tracciato di alcune Regie Trazzere potrebbe ricalcare, come spesso accade in Sicilia, il percorso di antiche strade. Durante il III secolo giunge a maturità quel processo di concentrazione della proprietà, già iniziato durante i due secoli precedenti, che porterà alla costituzione di massae, grossi aggregati di fondi rustici, la cui fisionomia appare già compiuta in età costantiniana.
In età tardo-antica (IV-VII secolo) il numero degli insediamenti aumenta considerevolmente e vengono occupati anche aree marginali. Si tratta di un fenomeno comune a tutta la Sicilia che è stato messo in relazione all’apertura dell’annona di Costantinopoli nel 332 d.C., quando l’isola ritornare ad essere la principale provincia a rifornire Roma di grano. Neppure le incursioni dei Vandali sembrano aver minato il ruolo economico della Sicilia, che anzi trasse giovamento dal insediamento di questo popolo sulle coste del Nord Africa, essendo venute meno le esportazioni da questi paesi a Roma. Nel nostro territorio centri che sorgono in età tardo-antica sono per esempio le fattorie di Cozzo Malamoneta e contrada Chiarello in territorio di Baucina e di Cozzo dell’Abbiviratureddu (Ventimiglia di Sicilia).
In età bizantina, soprattutto a partire dal VII secolo, a causa delle difficoltà di decifrare la cultura materiale di questo periodo, nel nostro territorio le testimonianze di insediamenti sono limitate e incerte. Fa eccezione il sito fortificato di Castellaccio (Ventimiglia di Sicilia), da cui proviene un sigillo di tardo VII secolo appartenente a un funzionario (Teodoto) della classe dei prefetti.
La conquista araba della Sicilia che inizierà nell’827 d.C. per concludersi, oltre un secolo dopo, nel 965 d.C., determina un clima di incertezza e di difficoltà che si ripercuote nel modello insediativo. Vengono privilegiati i rilievi in posizione forte e facilmente difendibili. La cultura araba lascerà, comunque, tracce profonde nella toponomastica: basti pensare ai toponimi di questi territori legati all’idrologia come Cuba, Favara e Favarotta, o a coltivazioni come Carruba, Ceuso e Cangialosi, o, ancora, alla morfologia del paesaggio, come Margio.
Con l’avvento della dominazione prima normanna e poi sveva emerge una nuova realtà, quella dei casali. Numerosi sono gli insediamenti, anche di grandi dimensioni, documentati nel territorio. In contrada Traversa un posto di rilievo merita Cozzo dell’Azzurria, da cui potrebbe provenire una tavoletta bronzea con iscrizione in caratteri arabi, oggi conservata nel deposito archeologico del Comune di Ventimiglia di Sicilia; quindi, più all’interno troviamo i siti di Montalbano (Baucina) e di Castellaccio (Ventimiglia di Sicilia). Quanto al sito di Montalbano, potrebbe trattarsi di Calatameta, abitato fortificato ricordato dalle fonti storiche, che si esaurisce in seguito alle guerre intraprese da Federico II. Altri insediamenti di una certa importanza sono quelli di Monte Rotondo e Cozzo S. Pantaleo (Ciminna), Monte Malamoneta, Monte Falcone e contrada S. Marco (Baucina).
Intorno all’anno mille sembra, inoltre, risalire il primo agglomerato urbano di Ciminna. Il territorio nel corso del XIV-XVI secolo è occupato da masserie dedite all’allevamento e all’agricoltura, finché rispettivamente nel 1624 e nel 1627 viene concessa la licentia populandi a Baucina alla famiglia Migliaccio e a Ventimiglia di Sicilia alla famiglia Ventimiglia del Carretto.

 

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