Introduzione itinerario urbano - Ciminna

Ciminna, anticamente nominata “Palermo la Nica”, dista circa 40 km da Palermo, vi si arriva dal bivio indicato lungo la SP 121 Palermo-Agrigento, è ubicata fra 37°53’57” di latitudine nord e 13°33’37” di longitudine est, è posta a 530 m sul livello del mare, sul versante meridionale del colle S. Anania, il cui punto più alto misura 566 m. La quota più bassa nel territorio è di 170 m e quella più alta 825 m; la superficie è di 56,34 kmq. L’origine del paese viene datata attorno all’anno mille ed è conseguente al concentramento, anche per motivi difensivi, di piccole realtà rurali sparse nel suo territorio.
Fin da tempi remoti il paese è stato diviso in 4 grandi quartieri che prendono il nome dalle chiese più antiche: (Matrice, S. Giovanni, Raccomandata e S. Sebastiano); successivamente a questi se ne è aggiunto un quinto: Purchiarola.
Il quartiere Matrice, ubicato nella parte alta di Ciminna, è il più antico. In esso, furono costruiti 2 castelli. Dopo la distruzione del primo nel 1326 ne venne edificato un secondo che non fu più abitato e dopo il crollo non fu più ricostruito. Di esso rimangono ancora alcuni resti.
Il quartiere di S. Giovanni, invece, è ubicato nella parte bassa. Contemporaneo al primo, era abitato dalla popolazione rurale e dagli artigiani, che lavoravano la lana e conciavano le pelli. Vi era insediata anche una delle 58 comunità ebraiche siciliane. Si possono visitare la chiesa di S. Giovanni Battista e la chiesa di S. Giacomo (forse antica sinagoga ebraica o meschita). I due quartieri, assieme alla piccola borgata di S. Lucia, rappresentano la parte medievale di Ciminna che va dal 1200 al 1400.
Il quartiere S. Sebastiano, che formava la parte alta di Ciminna, fu costruito lungo una Regia Trazzera, attraverso la quale si accedeva al castello, mentre il quartiere della Raccomandata, conosciuto come “Vucciria”, che rappresentava la parte commerciale del paese, fu costruito sulla via principale, oggi Corso Umberto I. In essa i domenicani costruirono un loro convento con l’annessa chiesa dove venne aperta la prima scuola pubblica di Ciminna, al cui interno attualmente insistono le catacombe e una pregevole tribuna in marmo, opera del Gagini.
Il quinto quartiere Purchiarola, il più recente, si sviluppa grazie alla lottizzazione ed alla vendita di terreni, pervenuti da apposito lascito, ai monaci del convento dei Minimi, al fine di costruire un più grande convento francescano, annesso alla chiesa di S. Francesco D’Assisi, da non confondere con un’ulteriore chiesa e convento, intitolata a S. Francesco di Paola.
L’origine del nome “Ciminna”, verosimilmente deriva dall’arabo “Soemin” che significa pingue, grasso, ubertoso e trae origine dalla fertilità del suo suolo. Anticamente veniva coltivata la famosa uva “ciminnita”, citata nella prima enciclopedia francese. Importata da monaci Templari dall’isola di Cipro, scomparve circa 100 anni fa. Ritrovato il vitigno in un centro di Conservazione e Tutela Nazionale, sarà reimpiantato grazie a un progetto della Pro Loco di Ciminna. Etimologicamente si sconosce l’antico nome di Ciminna, stante che il Fazello la chiamò “Novi Nominis Oppidum”. Bisogna attenersi a un documento storico del 1098, scritto in greco, dove per la prima volta viene menzionato il nome “Ciminna”. Durante questi mille anni, caso raro, sono state costruite oltre 65 chiese e 6 conventi, con altrettanti ordini monastici (francescani, domenicani, paolini, carmelitani, collegio di Maria e cappuccini), nonché altri piccoli ritiri per donne, quali: le sorelle terziarie dell’ordine di S. Benedetto presso la chiesa della Raccomandata ed un piccolo Monastero dell’ordine della Madonna del Carmelo, sotto il titolo di Monte Cristo, con annessa la chiesa di S. Benedetto, costruito sulle rovine del vecchio castello, conosciuta come la “Badia”.

 

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